Pressione psicologica post ferie

Consigli per il rientro dalle vacanze senza ripercussioni psicologiche

Il dottor Gabriele Miceli spiega al quotidiano La Stampa le ripercussioni psicologiche nel passaggio dalla pausa vacanziera alla normalità.

Come affrontare il momento di transizione ed il rientro alla “vita normale” dopo le vacanze? Claudia Carucci, giornalista de La Stampa di Torino, ha raccolto gli importanti consigli del dottor Gabriele Miceli, professore ordinario di Neurologia presso il Centro Interdipartimentale Mente/Cervello dell’Università di Trento e co-direttore della scuola di dottorato IDEALAB (International Doctorate on Experimental Approaches to Language And Brain).

Segue l’intervista all’illustre Neurologo.

Ripercussioni psicologiche post ferie

1) Dottor Miceli, il dispiacere che proviamo nel salutare i luoghi di vacanza dipende solo dal fatto che lasciamo un posto lontano da impegni e responsabilità o da quali altri fattori?  

«La vacanza è un momento di rottura con la routine della vita di tutti i giorni. Gli orari, gli impegni, gli obblighi vengono messi da parte, e si ha la sensazione di vivere in un mondo “diverso”, più vicino ai propri desideri. Purtroppo, questo è possibile solo per periodi brevi, che rapidamente hanno termine. Il dispiacere per l’interruzione di questi momenti è ovvio, e dipende in genere da una combinazione di fattori, collegati al “tipo” di vacanza fatta (una vacanza dedicata al riposo, al divertimento, ad attività culturalmente stimolanti, ecc.). Per qualcuno, il dispiacere può dipendere dalla necessità di lasciare una condizione di riposo e di soggettiva libertà per rientrare in un’altra in cui necessariamente prevalgono i doveri. Per altri, può dipendere invece dal dover interrompere attività anche intense che per un breve periodo hanno stimolato e gratificato».

 

2) Quale impatto ha sulla nostra psiche il passare dal relax alla quotidianità? 

«Essere liberi di organizzare la giornata, di gestire tempi e ritmi, di scegliere attività gratificanti e di rinviare impegni sgraditi è una condizione invidiabile, purtroppo limitata nel tempo. Riprendere la routine quotidiana significa dover rinunciare a molta di questa libertà. Specialmente se non si è soddisfatti dell’attività lavorativa, o delle circostanze della vita familiare, questo può generare un senso di depressione che rende più difficile riadattarsi alla routine».

 

3) Se potessimo buttare via il biglietto di ritorno e restare nel luogo di vacanza, saremmo davvero poi così felici?  

«Se la vacanza ha corrisposto alle nostre aspettative, probabilmente sì, per un breve tempo – questa opportunità sarebbe vissuta come un regalo imprevisto. E’ improbabile, però, che questa sensazione possa durare a lungo. In generale, al termine delle ferie il posto di vacanza si “spopola”, e anche le persone che abbiamo conosciuto rientrano ciascuna nella propria routine. E’ vero, inizialmente restare nel luogo di vacanza può sembrare una specie di sogno ad occhi aperti, e la prospettiva di riprendere le attività quotidiane come una gabbia in cui si rientra solo perché costretti. Però, il luogo in cui lavoriamo è anche il luogo in cui abbiamo amicizie e rapporti sociali, che riempiono la nostra vita. Prima o poi ne sentiremmo la mancanza».

 

4) Soffre nel dire addio alle ferie soltanto chi non ha nulla di bello che lo aspetta in città o tutti provano la stessa cosa? 

«Un po’ di nostalgia al termine di un periodo piacevole c’è sempre, specialmente se la vacanza ha corrisposto alle aspettative. La nostalgia che si prova dipende molto, ovviamente, dalla situazione che si prevede di trovare al rientro. In genere, e indipendentemente da qualsiasi altra considerazione, prova meno nostalgia chi si è “preparato” alle ferie estive senza attribuire loro poteri taumaturgici, e le ha affrontate in modo maturo. E’ impensabile che una vacanza di 1-2 settimane possa risolvere problemi che magari durano da mesi o anni. Però, una vacanza di 1-2 settimane può permettere di recuperare le energie fisiche o mentali necessarie ad affrontare con maggior convinzione ed ottimismo le problematiche che aspettano tutti al rientro».

 

5) Quale luogo scatena maggiore nostalgia al momento dell’abbandono: mare, montagna o città straniera? 

«Tutte le destinazioni di vacanza possono causare malinconia al momento della partenza (ma anche sollievo, se non ci si è trovati bene!…). Tuttavia, la dimensione critica non è tanto il posto che si lascia, quanto la gradevolezza della vacanza, e la nostra capacità di sfruttarla nel modo migliore. Anche chi ha trascorso le vacanze senza potersi allontanare di casa (magari non per propria scelta) può provare nostalgia per la fine delle ferie, se in quel periodo ha usato bene il proprio tempo».

 

6) Si soffre in proporzione alla durata del soggiorno? Dopo quanto tempo passa la sensazione di malinconia?

«Una vacanza piacevole è di solito seguita da una “scia”, la cui durata dipende sia dalla durata della vacanza, sia dall’intensità delle emozioni che ci ha dato. In questa fase tipicamente si parla volentieri con gli amici o con i colleghi di lavoro di cose che ci sono capitate durante la vacanza (magari insignificanti per chiunque altro tranne che per noi). A volte, però, il ricordo di una vacanza da cui si pensa inizialmente che sarà difficilissimo staccarsi scompare appena il rientro ci mette di fronte alla realtà di tutti i giorni».

 

7) A che cosa ci si può aggrappare dopo il rientro?  

«Tornare dalle ferie significa riprendere non solo gli obblighi ma anche i piaceri della vita di tutti i giorni, primo fra tutti quello di rivedere le persone con cui si condividono cultura, interessi, passioni. Quando si è ripresi nel vortice degli impegni quotidiani, a volte si riesce anche ad apprezzare di più il tempo libero che si riesce a conquistare».

 

8) Meglio portare con sé <pezzi> dell’esperienza vacanziera come souvenir o numeri di telefono di persone incontrate oppure è consigliabile un taglio netto? 

«Non c’è un comportamento sempre giusto o sempre sbagliato. Le ferie estive favoriscono incontri e conoscenze – nello stesso posto si ritrovano, casualmente, persone che poi finiscono col trascorrere insieme un periodo di tempo. Lo stereotipo, molto frequentato dalle canzoni dell’estate, è che la conoscenza estiva si esaurisce rapidamente al rientro. In effetti, è vero che l’atmosfera spensierata della vacanza è molto diversa da quella reale della vita quotidiana, e che le amicizie estive risentono di quest’aria un po’ “superficiale”. Tuttavia, nulla vieta che le conoscenze fatte durante una vacanza possano proseguire, specialmente se c’è la possibilità concreta di continuare a frequentarsi, e mettere alla prova le affinità emerse. Spetta a ciascuno decidere cosa fare di queste conoscenze».

 

9) Qual è il momento in assoluto più stressante del rientro? Svuotare le valige o tornare sul posto di lavoro?  

«Tutti e due possono essere momenti critici. Quale dei due sia il peggiore dipende dai caratteri, dalle situazioni personali e da quanto sia stata gradevole la vacanza appena trascorsa. Per un adulto in vacanza con bambini piccoli, probabilmente è più stressante svuotare le valige, pulire casa, fare provviste e lavare i vestiti usati nella vacanza. Per una persona single con un’attività non gradita può essere più frustrante rientrare al lavoro».

 

10) Per chi è stato all’estero il jet-leg gioca un ruolo importante. Può incentivare il senso di spaesamento?  

«Sì. Questo accade perché, specialmente se la vacanza è stata lunga, la persona ha preso i ritmi del posto in cui si trovava (ad esempio, il ritmo sonno-veglia; stimoli fame-sete; ecc.), e al ritorno deve nuovamente adattarsi ai ritmi abituali. Può quindi avvertire sonnolenza o un improvviso senso di fame in orari strani durante il giorno, oppure avere inappetenza negli orari di pranzo e di cena, e insonnia notturna».

 

11) Chi è stato costretto a rinunciare alle vacanze ha qualche ripercussione sul proprio stato d’animo durante l’anno?  

Premesso che non è necessario allontanarsi di casa per andare in vacanza, e che si possono trascorrere ferie riposanti e rilassanti anche restando a casa, chi non ha avuto neanche un momento di riposo è indubbiamente svantaggiato. Può avvertire depressione, senso di rabbia e frustrazione oltre, naturalmente, alla stanchezza fisica. Il consiglio più utile per queste persone è sfruttare al meglio, se possibile, il fine settimana, approfittando del sabato e/o della domenica per riposare o svolgere attività diverse dal lavoro quotidiano – in breve, per creare brevi interruzioni della routine, che aiutino a recuperare energie fisiche e, soprattutto, mentali.

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Giornalista pubblicista con 10 anni di esperienza nel settore sanità e cronaca bianca. Attualmente si occupa di tematiche SEO e SEM nella gestione di siti web.